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TANTO TEMPO FA…
IL NOME
Il nome "Mirano" è di etimologia incerta: corruzione dell'antico "Medrianum", derivato da Midranae Terrae, che rimanda alla natura paludosa del suolo, come il toponimo "Musone" o derivazione da "Mira" (osservatorio, specola), forse per la presenza di un osservatorio militare romano. Non ha alcun fondamento storico invece la leggenda che vuole la città fondata da Mirano, capo degli Iberi e dei Gargarensi, alleato dell'imperatore Costantino contro i Persiani.
EPOCA ROMANA
Certa è l'esistenza di Mirano in epoca romana, confermata dalla presenza di iscrizioni lapidarie romane, della strada "Desmàn" ( l'antico decumano) e da toponimi latini. Il poeta Marziale, poi, ricorda Mirano, nei suoi Epigrammi, per il buon vino.
LA CENTURIAZIONE
Studi del secolo scorso e, recentemente, l'utilizzo in ambito archeologico della fotografia da satellite hanno confermato l'esistenza di un agro centuriato romano fra i fiumi Brenta e Muson, il Cis Musonem, uno dei meglio conservati esempi di colonizzazione romana, operata nella pianura veneta, al fine di ripartire lotti da coltivare tra i veterani di guerra ed i precedenti possessori, per mezzo della divisione del terreno in parcelle di 710,40 metri di lato. La fitta rete di strade e canalizzazioni, orientate a nord 13o Est per favorire il rapido deflusso delle acque e conferire la migliore esposizione al sole, consentì la bonifica di terreni acquitrinosi. Per tracciare questa fitta rete viaria, i Romani infiggevano il groma, strumento a quattro braccia perpendic lari, al centro dell'agro, nel punto detto "ombilicus centuriationis", che, nel caso di Mirano, è situato presso S.Giorgio delle Pertiche; da qui tracciavano due strade perpendicolari, il Kardo Maximus, in direzione Sud-Nord, che in questo caso coincide con l'antica Via Aurelia ( SS.307, "Strada del Santo") ed il Decumanus Maximus, in direzione Est-Ovest, l'attuale via Desmàn, appunto. Dai due assi perpendicolari, l'agrimensore tracciava strade parallele ogni 710,40 metri, i cardi e i decumani secondari, che venivano poi indicati con un numero e due lettere che specificavano la loro posizione rispetto al Kardo o al Decumanus Maximi; agli incroci venivano posti cippi, o termini, consacrati al dio Termine, sostituiti in epoca cristiana da crocefissi e capitelli. Il terreno risultava così ripartito in quadrati, detti saltus, a loro volta suddivisi in quadrati minori detti sortes, delimitati da calles, parallele ai cardini, e limites, parallele ai decumani. Finora nessuna testimonianza epigrafica o letteraria ha consentito di datare con esattezza la realizzazione della centuriazione, che però presumibilmente è fatta risalire alla seconda metà del I sec. a.C.
LE EPIGRAFI LATINE
Il cronista Bonamico, nella sua monografia su Mirano del 1864, lamenta la dispersione e la distruzione delle numerose lapidi romane, presenti nel territorio di Mirano, dovuta "all'incuria dei possidenti ed all'ignoranza dei villici" . Il Bonamico riporta un'iscrizione ora perduta, che ricorda la Gens Clodia, annoverata tra le Atestensi e le Patavine, nell'epoca in cui i Veneti accettarono il protettorato romano. Fu rinvenuta a Mirano anche una lapide sepolcrale in pietra istriana, forse del III sec., ora conservata al Museo lapidario della Chiesa della Salute di Venezia. Fu posta da Abidia Crescentilla in memoria della figlia Superba, morta a sei anni. Fu poi scoperta un'iscrizione funeraria di un orafo, della quale non si conosce l'attuale collocazione. Sono poi stati rinvenuti: - un cippo di delimitazione di proprietà recante l'iscrizione "A . A"; - un cippo posto a Campocroce, tra l'incrocio di via Canaceo e via Don Orione, molto consunto; - un cippo confinario in via Cavin di Sala, recante l'iscrizione "G . V"; - un cippo anepigrafo (cioè non recante iscrizione), trovato in località Barche, via Taglio Sinistro n.1, forse limite di proprietà oppure antico termine , limes mutus, cioè privo di enumerazione o iscrizione; nell'ultimo caso i quattro fori potrebbero essere serviti per centrare il filo a piombo del groma;
- cippo posto nella base della torre campanaria di Zianigo, in cui è incisa una lettera "C".
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