Itinerari Storico-Artistici

TURISMO

LE CHIESE

LA CHIESA ARCIPRETALE Di MIRANO
dedicata a San Michele Arcangelo

L'edificio ha caratteristiche nettamente seicentesche (la lapide posta nel fornice dell'arco trionfante, recante la data 1691, indica la massima trasformazione della Chiesa), salvo qualche rimaneggiamento ottocentesco.  Dall'analisi di alcuni particolari, si può dedurre con chiarezza che l'attuale fabbrica deriva da una precedente costruzione rinascimentale. L'interno è formato da un'unica ampia navata che sfonda, oltre l'arco trionfale, in un imponente e fastoso presbiterio. Gran parte delle superfici sono occupate da figurazioni ad affresco che svolgono due importanti temi liturgici:
La fede ed Il giudizio Universale. Il primo tema, di grandissima importanza ai fini dei nostro credo cattolico, si sviluppa in una descrizione che fa da corona alla mensa dell'altare maggiore, chiarendo l'essenza dei credo cristiano.  Nel soffitto la decorazione ha inizio con la figurazione allegorica della Fede, fa seguito sulle vele la rappresentazione della Chiesa, simboleggiata dagli apostoli Pietro e Paolo e da due maestri o dottori (Sant'Agostino e Sant'Ambrogio). Chiude il ciclo la rappresentazione, ai lati dell'altare, dei due maggiori sacrifici dell'antico testamento, simboli della alleanza con Dio, ricordati durante il sacrificio della Santa Messa (e non a caso) subito dopo la consacrazione; sulla destra Il sacrífício di Abramo e sulla sinistra Il Sacrificio di Medlchisedech . L'intero ciclo, dalle tinte chiare e piatte, ripete uno schema decorativo tiepolesco salvo a manifestare un'aria ottocentesca nelle più libere scene laterali.  L'autore, quasi certamente è uno degli ultimi seguaci dei Tiepolo, Costantino Cedini (Padova, 1741 -Venezia 181 1) la probabile data di esecuzione degli affreschi dei Cedini può esser compresa nella prima decade dell'Ottocento, attorno al 1807, anno in cui il pittore ha eseguito la decorazione ad affresco della chiesa di Dolo.  Il soffitto, pericolante all'inizio di questo secolo, è stato ancorato con borchie e restaurato dal trevigiano Carlo Linzi attorno al 1906.  A chiudere il ciclo della fede ci porta l'imponente opera marmorea dell'altare maggiore con i due arcangeli, superbi per forma e movimento, che pone dinanzi a noi la certezza dei risveglio per l'eternità e la selezione secondo giustizia.  Al centro, sopra una mensa, preziosa per ornati e bassorilievi, troneggia maestoso il tempio di Dio: il tabernacolo, mentre dei putti recano ai lati il simbolo dell'apparenza divina: la santa particola dell'Eucarestia.  L'importante opera scultorea, data da Camillo Semenzato (C.S. - La scultura veneta dei sei settecento - Venezia 1966) a Giuseppe Torretto (Pagnano, Treviso, 1661 Venezia, 1743), venne eseguita attorno al 1720, nell'epoca in cui ha lavorato per la chiesa dei Carmini e dei Gesuiti in Venezia, scolpendo le sue opere più significative. Nel grande soffitto della navata è svolto il secondo tema liturgico, Il Giudizio Universale; l'affresco si sviluppa occupando quasi interamente la superficie disponibile, descrivendo con dovizia di particolari, fantastici ed immaginosi, l'incubo della fine dei mondo e la separazione fra buoni e cattivi, nonché il trionfo di Cristo sul male raffigurato da Lucifero trainato dai vizi capitali, dove un colore fresco e squillante si accompagnata ad una precisa indagine formale e psicologica delle figure, dipinte con scioltezza e pregne di verità e spontaneità. Questo grande affresco con il Giudizio Universale venne eseguito dal pittore neoclassico bellunese Giovanni Demin (Belluno, 1786 - Tarso di Treviso, 1859) dal 1847 al 1848, il quale ha ripetuto con qualche variante, una precedente fatica sostenuta nella chiesa di Pove di Bassano.  Alcuni studi a penna su carta, e particolari condotti ad affresco, si trovano al Museo di Belluno (ricordo due teste per il Cristo ed una per l'Arcangelo San Michele); il bozzetto a penna è conservato al Museo di Serravalle di Vittorio Veneto.

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